Comunque, dopo un po’ di convenevoli, pacche sulle spalle, risate e qualche stronzata, era inevitabile ricominciare a parlare di ciò che avevamo lasciato in sospeso quasi un anno prima.

Mi disse che era andato avanti con l’idea e che aveva già scritto una sorta di sceneggiatura, mi invitò a casa sua, bevemmo qualcosa mentre mi mostrava alcuni dei suoi lavori. Parlammo un altro po’, poi mi porse la sceneggiatura con tanto di copertina stampata e ci salutammo. La copertina… Mah…! Nello e’ cosi.

Tornai a Londra con la promessa che l’avrei letta. E cosi feci. Ci sentimmo al telefono, gli dissi che l’idea mi piaceva e che avremmo potuto lavorarci. Poche settimane dopo feci le valige: mi sembrò quasi di non averle mai disfatte, che ciò che avevo vissuto non lo avessi vissuto io, mi vedevo in terza persona. Comunque tornai in Italia: il mio, o presunto mio, tempo a Londra aveva fatto il suo tempo. Arrivato in Italia non perdemmo tempo: ci mettemmo immediatamente a lavorare. C’era tanto da fare e la cosa funzionò anche un po’ da sedativo per il mio ambientamento a realtà cosi lontane. Ininterrottamente lavorammo al progetto, miscelando le varie idee e le intuizioni. Il soggetto rimase pressoché invariato, cambiò il titolo e lasciammo che, da questo, i personaggi vivessero di vita propria, cosi come gli eventi. Ricordo che spesso stavo in piedi, improvvisando situazioni e personaggi, e Nello scriveva velocemente mentre rideva di gusto. Poi rileggevamo il tutto, sistemando e correggendo gli eccessi. Lo chiamavo il censore. Ma era giusto cosi. Nello e’ cosi… Furono mesi intensi, giorni intensi, ore intense, fumose, ironiche, alcoliche, drammatiche.

E poi l’astronave… ma questa e’ un’altra storia.

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